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Foto di due persone, schiena contro schiena, sedute sugli spalti della Pina Contemporânea. Sono di fronte a un grande schermo che mostra un video.
Foto di due persone, schiena contro schiena, sedute sugli spalti della Pina Contemporânea. Sono di fronte a un grande schermo che mostra un video.

Tipo: Cinema e video | Località: Palazzo Pina Contemporanea

Cinema e video: Festival Cine Praça – Pina Praça: Latinitudini

Data Inizio Cinema e video 26 luglio 2025 - Data Fine Cinema e video 27 luglio 2025

Cine Praça è un programma di proiezioni video all'aperto, parte delle attività di Festival Pina Praça: Accenti latini.

Il programma video propone un'immersione nelle dinamiche culturali e politiche che vengono costruite e reinventate dai flussi, dalle migrazioni e dalle trasgressioni dei confini – fisici o simbolici – dall’esterno all’interno, o movimento opposto.

Programmazione

Sabato 26 luglio, ore 15:30 | MIGRAZIONE, BORDI, TRANSITO E STORIE

  • Ritorno: Avuelos y nietos del Bom Retiro, 2025​ | La Libertat (Brasile)

Da una prospettiva intima, questo mini-documentario presenta i ricordi emotivi e storici dei migranti boliviani che hanno costruito e ricostruito le loro vite nel quartiere di Bom Retiro. La narrazione si snoda attraverso la canzone "De Regreso" (Matilde Cazasola), fotografie ed espressioni culturali della comunità boliviana del quartiere, proponendo un immaginario nuovo che trascende gli stigmi associati a questa comunità.

  • COSA XIMTALI, 2017​ | Manuel Chavajay (Guatemala)

I pescatori del lago Atitlán, in Guatemala, formano un cerchio legato insieme. L'aspettativa è che si coordinino per remare verso la riva, ma l'azione rivela una metafora del nostro comportamento: abituati a eseguire ordini, indipendentemente dal fatto che questi ordini possano portare a problemi. Su scala più ampia, la metafora si estende ai nostri sistemi politici ed educativi, una massa legata insieme senza muoversi.

  • A reincarnato come una palma Albero, 2019​ | Jessica Sofia Mitrani (Colombia)

In un collage audiovisivo che intreccia estratti di film, video, grafica, musica e testi, l'artista conduce un viaggio sensoriale tra ricordi personali e storie collettive. Ispirata dalle sue esperienze con le radici psichedeliche dell'Iboga in Gabon, l'artista evoca figure come suo padre, Elza Soares, Kodwo Eshun e Octavia Butler come icone affettive e intellettuali. L'opera propone una coscienza cosmica proliferante, femminista, ecologica e speculativa che esplora la molteplicità di prospettive che plasmano la sua identità diasporica e migrante.

  • Yo también soy humo [Sono anche fumo] | 2020 | Runo Lagomarsino (Svezia) | 3 min 16 sec | *Opera della collezione KADIST

Girato in pellicola 16mm, il video presenta un'unica inquadratura di una vecchia cartolina che raffigura il Monumento a Colombo e il porto di Barcellona, entrambi legati alla storia coloniale e alle traiettorie storiche. Sullo sfondo di un mare di blu artificialmente brillante e, in primo piano, di tram dipinti di un rosso insolitamente saturo, una piega nella carta della cartolina attraversa il cielo come un'ombra, prendendo in giro la certezza incrollabile di Colombo mentre indicava drammaticamente il "Nuovo Mondo", l'America Latina.

  • Il Dittatore | 1976 | David Lamelas (Argentina) | 15 minuti 34 secondi

L'opera è una parodia di un dittatore immaginario, con Lamelas nei panni di un colonnello ispirato a figure come Juan Perón (Argentina), Anastasio Somoza (Nicaragua) e Rafael Trujillo (Repubblica Dominicana). Dopo essere fuggito dall'immaginaria "repubblica delle banane" di Santa Ana, rilascia un'intervista al programma fittizio Newsmakers. Con umorismo pungente, l'opera rivela il culto dell'ego dei politici e il loro cinismo arrogante e teatrale di fronte alle telecamere, criticando al contempo la complicità dei media negli anni '1980, che normalizzarono le dittature militari in America Latina.

  • 4.000 colpi, 2018 | Jonathas de Andrade (Brasile)​ | Organizzazione KADIST

In "4000 Shots", Jonathas de Andrade registra casualmente circa 4000 volti di sconosciuti per le strade di Buenos Aires, utilizzando un rullino di pellicola Super 8 in bianco e nero. Ogni volto occupa un singolo fotogramma, componendo una sequenza di immagini granulose e monocromatiche che evocano lo stile visivo degli anni '1960 e '1970. L'estetica antica crea ambiguità tra finzione e archivio, rafforzando la sensazione che queste immagini potessero essere state utilizzate come strumenti di sorveglianza durante le dittature latinoamericane. Il titolo dell'opera enfatizza questa interpretazione, suggerendo un legame tra registrazione visiva e violenza di stato.

  • Ritornando a suono, 1972​ | 2004| Allora & Calzadilla (USA/Cuba) | 5 minuti 42 minuti| Organizzazione KADIST

Dal 1940 fino alla metà degli anni 2000, Vieques, un'isola di Porto Rico, è stata utilizzata come poligono di prova militare dalla Marina degli Stati Uniti e dalla NATO. In seguito alle proteste locali e al sostegno internazionale, la smilitarizzazione del territorio è iniziata nel 2002. Il duo di artisti Allora & Calzadilla ha sostenuto la causa e ha creato opere su questa storia, concentrandosi principalmente sul legame tra suono e militarismo. Nell'opera, Homar, attivista e motociclista, viaggia sull'isola, trasformando lo scarico della sua moto in uno strumento musicale, a simboleggiare la riconquista del territorio dopo decenni di violenza sonora.

  • El grande ritorno, 2019  | Regina José Galindo (Guatemala) | 13 minuti

L'opera evoca la violenta dittatura militare del Guatemala, mettendo in guardia dall'aumento dei conflitti armati e dal declino della democrazia su scala globale. Con una banda musicale vestita di nero, il video mostra una grande banda che avanza lentamente all'indietro come in un corteo funebre, capovolgendo ciò che si vede nei tradizionali contesti militari e annunciando il ritorno della militarizzazione e del nazionalismo. Con la marcia silenziosa, la performance invita il pubblico a riflettere sul passato recente e sui pericoli del presente, con le sue battute d'arresto politiche e sociali.

  • Tapitapultas (2012) | 2012 | Donna Conlon e Jonathan Harker (Stati Uniti/Ecuador) | 3 min 40 sec | Organizzazione KADIST

Il duo di artisti Donna Conlon e Jonathan Harker discute di consumismo di massa e inquinamento attraverso un gioco da loro inventato. Utilizzando cucchiai usa e getta come catapulte per lanciare migliaia di tappi di bottiglie di plastica in un buco in una piattaforma di cemento – un tempo un'installazione militare statunitense sul Canale di Panama – il duo si interroga sui rifiuti e sui rifiuti sintetici che si accumulano nel paesaggio naturale, che ora funge da punto di osservazione per un'area protetta.

  • Le Bambas, 2019 | Elena Tejada-Herrera (Perù) | 5 minuti e 52 secondi |Organizzazione KADIST

Las Bambas combina due video girati con droni: uno mostra madri e figlie in abiti sgargianti che si scambiano gesti affettuosi; l'altro raffigura una foresta in fiamme. Mentre si susseguono scene di cura, la voce di una ragazza racconta gli impatti di una miniera, come lo sfruttamento, il lavoro forzato e la militarizzazione. L'artista evidenzia la manipolazione digitale con colori saturi e contorni sfocati, creando un'atmosfera tossica. Gradualmente, gli abiti si rivelano metafore della contaminazione da metalli pesanti, mentre madre e figlia si purificano a vicenda.

  • Il Fantasma of modernità (Percolato), 2017 | Miguel Angel Rios (Messico) | 5 min 02 sec | Organizzazione KADIST

Utilizzando effetti speciali e immagini frammentate, Ríos evoca uno scenario di decadenza, erosione e trasformazione culturale, riflettendo sulle rovine del processo di modernizzazione dell'America Latina. Utilizzando il termine "lisciviato", evoca l'idea di qualcosa di prosciugato o esausto, riflettendo l'erosione delle promesse del progresso moderno. La giustapposizione di politica corrotta ed eredità modernista crea un'intensa critica visiva, caratterizzata da texture dense e figure eteree, che mette in discussione il modo in cui i valori modernisti siano stati corrotti o diluiti, lasciando tracce che ancora influenzano il presente.

  • Illusione of Opacor, 2015 | Naufuz Figueroa (Guatemala) | 4 min 48 sec | Organizzazione KADIST

L'opera instaura uno stato onirico attraverso una composizione di motivi tratti da ricordi d'infanzia, ricreati come grandi fondali di polistirolo e incorporati in una scenografia colorata di gialli e arancioni. Nel corso della performance, della durata di cinque minuti, gli oggetti di scena e la scenografia vengono attivati e demoliti dai bambini sotto la direzione dell'artista. L'opera è stata la prima di una commissione in corso da parte del Corpus Performance Network, in cui l'artista cerca di esaurire il suo interesse per la Guerra Civile Guatemalteca (1960-96). L'opera è stata commissionata dalla Live Series della Tate Modern e dal Corpus Network.

  • ¿CHUMAL ELKANIENGEAL? (A cosa salva?) | 2023 | Seba Calfuqueo (Cile) |11 min 36 sec | Collezione Videobrasil

L'opera si muove attraverso diversi registri visivi e narrativi che invitano alla riflessione critica sulla storia del collezionismo e sul suo rapporto con il mondo Mapuche, utilizzando il blu come simbolo del colore sacro di questo gruppo etnico. Attraverso una collaborazione con il Museo Cileno di Arte Precolombiana, l'artista si appropria delle collezioni di popoli come i Kolong, i Kütru Metawe, i Trarüwe, i Tüpu e i Pifüllka. Attraverso pubblicità, font bilingui, fotografie intervallate dai loro possibili usi/disusi e ricerche sulle collezioni Mapuche nei musei internazionali, l'artista ci invita a esplorare e osservare gli oggetti in modo diverso, entrando in contatto con le storie che questi pezzi ci raccontano come oggetti che diventano soggetti.

  • All'inizio era tutto Cumbia | 2022 | Colectivo Muchajagua: Carlos Marilyn Monroy, Maria Cecilia Reyes, Marlon Peroza (Gaiteros de Pueblo Santo) (Colombia) | Schloss Solitude Support, Stoccarda

Il video esplora la cumbia come manifestazione culturale e simbolo della Colombia. Attraverso una performance dell'artista e del collettivo, l'opera esplora come questa narrazione ufficiale cancelli le radici afro-indigene del ritmo, rafforzando le strutture coloniali e riducendone la dimensione rituale e cosmologica. Mescolando musica originale, movimento e riflessione critica, l'opera rivela la ricchezza ancestrale della cumbia e denuncia l'impatto politico e sociale del mito della mescolanza razziale sull'identità nazionale.

  • Radiola de Promessa (PREMIÉRE) | 2025 | Gê Viana (Brasile)| 12 minuti 54 secondi | *Opera commissionata da KADIST e Pinacoteca.

Celebrando il ricco patrimonio culturale del Maranhão e le sue pratiche di resistenza e memoria, il video esplora l'intersezione tra fede spirituale e musica reggae, rivelando come queste forze culturali si intreccino, resistano e si trasformino nel tempo. In omaggio alle comunità che, attraverso la musica e la devozione, mantengono viva la fiamma degli antenati e la continuità delle loro credenze, l'opera riflette sul presente e sul futuro di queste tradizioni. Combinando musica, storia e spiritualità, Radiola de Promessa cerca di aprire un dialogo interculturale, evidenziando i molteplici modi in cui celebrazioni e tradizioni possono essere condivise, preservate e trasformate per le generazioni future.

27 luglio, domenica, ore 15:30 | AUTOINVENZIONE, APPARTENENZA, CELEBRAZIONE E MEMORIA

  • Preghiera per assistere la morte | 2024 | Elyla (Nicaragua) | 12 min 4 sec

L'artista nicaraguense Elyla propone una performance queer basata sul suo interesse per i combattimenti tra galli, trasformando la violenza in guarigione attraverso maschere e fumo. Ispirandosi alle danze tradizionali e ai costumi cerimoniali nicaraguensi, si confronta con le eredità coloniali e l'imponente mascolinità di questa pratica, permeata da speroni affilati e sigari intensi. Contrastando con sensibilità questi stereotipi, il risultato è un rituale pacifico, una preghiera festosa e purificatrice che celebra la vita mentre affronta la morte.

  • Nuova città del drago, 2008 | Sergio De La Torre (Messico) | 12 minuti e 36 secondi

"Nuevo Dragon City" è la rievocazione di un evento storico del 1927 in cui sei cinesi rimasero intrappolati o si nascosero volontariamente all'interno di un edificio nel nord del Messico. Partendo da questo mistero irrisolto, il video di Sergio De La Torre esplora le tensioni storiche e attuali tra cinesi e messicani. In questo senso, il video raffigura un atto simbolico di auto-reclusione, in cui sei attori non professionisti di origine cinese si chiudono silenziosamente all'interno di un negozio vuoto a Tijuana. Isolandosi dal mondo esterno, l'ambiente circostante e le azioni che li circondano diventano un potente commento sulla realtà sociale degli immigrati.

  • Senza titolo, 1977 | Sônia Andrade (Brasile) | 3 minuti

  • La mia faccia, la mia lingua, la mia pancia | 2022 | Lenora de Barros (Brasile) | 7 minuti 36 secondi

Il volto. La lingua. Il ventre. è un video di Lenora de Barros che approfondisce la sua indagine su linguaggio, corpo e identità. Organizzata in tre parti, l'opera combina video, scultura e performance, con l'argilla come elemento centrale dell'espressione simbolica e sensoriale. Con gesti intensi e ripetitivi, l'artista plasma l'argilla in forme che evocano frammenti del corpo: una lingua che si estende dalla bocca, volti che mormorano, un grembo che respira. Il corpo di Lenora diventa un veicolo poetico, trasmutando la materia in parole e le parole in materia. Tra primi piani, suoni e movimenti minimi ma intensi, il video crea uno spazio in cui carne e linguaggio si fondono e dove la parola si incarna.

  • Samba, 2014​ | 2014| Chameckilerner (Brasile) | 3 minuti 4 secondi

Samba #2 di Chamecki (Rosane Chamecki e Andrea Lerner) decostruisce la samba filmando una singola persona che balla in slow motion estremo. La messa a fuoco sui fianchi, ispirata alle inquadrature televisive degli anni '1970, evoca ricordi di chacretes e della cultura pop brasiliana. Rallentando il movimento, l'opera rivela l'intensa e viscerale fisicità della samba, trasformando il corpo in un paesaggio pulsante. Il cliché della danza viene sovvertito, esponendone l'energia grezza e scultorea.

  • PROMO STRICKE A POSE UFFICIALE DELL'AMERICA LATINA | 2021 | Carlos Marilyn Monroy (Colombia) | 1 min

Come parte di una serie di opere della durata di un mese, pubblicate sul suo canale YouTube e chiamate #1MONTHROY promo videos: Experimental Performance Art Service Month, l'artista cerca ironicamente di adattarsi alle pose di icone politiche, celebrità e stereotipi latini.

  • Cosa pensi che la gente pensi che sia il Brasile? | 1990 | Sandra Kogut (Brasile) | 5 minuti e 30 secondi

Testi elettronici colorati si sovrappongono a immagini stereotipate del Brasile e a testimonianze di brasiliani e turisti stranieri che rispondono alla domanda posta nel titolo dell'opera: "Cosa pensi che la gente pensi che sia il Brasile?". Utilizzando cliché, associano il paese al sesso, alle belle donne, alla corruzione, alla povertà, al Carnevale, alla sovrappopolazione, al calcio, alle scimmie e alle banane. Con un montaggio frenetico e ritmato, l'opera indaga e satireggia le immagini e i discorsi sul Brasile diffusi dai mass media e la loro influenza su brasiliani e stranieri.

  • PROMOZIONE BALLANDO PER UN SOGNO #2 UFFICIALE | 2021 | Carlos Marilyn Monroy (Colombia) | 1 minuto

Facente parte della stessa serie #1MONTHROY: Experimental Performance Art Service Month, Dancing for a dream flirta con l'estetica pop dei ritmi latini, interpretati dal personaggio Carlos "Marilyn" Monroy.

  • UN DANNO D'AMORE | 2008| Juan Pablo Echeverri (Colombia) | 4 minuti 8 secondi

A DAMN OF LOVE è un'opera video dell'artista colombiano Juan Pablo Echeverri (1978–2022), noto per le sue esplorazioni visive su identità, genere e cultura pop. Realizzata durante il suo soggiorno a San Paolo, l'opera fa parte di una serie di video che l'artista ha prodotto durante i suoi viaggi, in cui spesso si è esibito in brevi performance, spesso registrate e montate in un solo giorno. Questi video funzionano come cartoline audiovisive, in cui Echeverri si appropria di elementi della cultura locale e della musica popolare per creare narrazioni che sfidano convenzioni e stereotipi.

  • Sì? Signore | 2016| Abigail Reyes (El Salvador) | 4 minuti e 34 secondi

L'opera affronta la rappresentazione tipica e stereotipata delle donne nella cultura d'ufficio latinoamericana. Creando un coro di immagini servili di donne che rispondono a un uomo fuori campo con un "sí señor", l'effetto cumulativo di queste scene giustapposte pesa notevolmente mentre il film oscilla tra umorismo e disagio collettivo. Per completare l'opera, l'artista ha guardato innumerevoli ore di telenovelas, il cui impatto sull'inconscio collettivo è esplorato nel suo film.

  • Cosa vuoi che faccia? / COSA VUOI CHE FACCIA? UFFICIALE | 2021 | Carlos Marilyn Monroy (Colombia) | 1 minuto

"Cosa vuoi che faccia?" è un video sdolcinato che ritrae con ironia il rapporto tra artisti e pubblico. Satirizzando l'artista come celebrità e intrattenimento, Carlos Marilyn Monroy problematizza la sua professione e le difficoltà poste dall'essere un immigrato in Brasile.

  • Baciami + Whitter | 2008 | Guadalupe Rosales (Stati Uniti) | 5 minuti

Il lavoro di Guadalupe Rosales con Mappa Puntoz è potente atto di conservazione culturale e della memoria comunità. Attraverso questo archivio digitale e il suo pratica artistica più ampia, Rosales documenta e celebra la cultura giovanile latina a Los Angeles nel Anni '1990 e 2000, in particolare la scena di feste underground formate dai giovani Chicanos e Chicane. Mappa Puntoz riunisce fotografie, opuscoli e storie personali, recupero di una storia visiva spesso ignorati o travisati. valorizzare le esperienze vissute e i ricordi collettivi, Rosales sfida gli stereotipi e mette in luce la vitalità, resistenza e complessità delle comunità latinoamericaneAmericani di Los Angeles. Il loro lavoro trasforma social network e pratiche di archiviazione negli strumenti di empowerment, visibilità e appartenenza.

  • Allegro Ma Non Troppo | 2014| Everlane Moraes (Brasile) | 6 minuti

Un'indagine sulla vanità e autorappresentazione che costituiscono parte del Giovani cubani nella città dell'Avana. 

  • Intervista a Lelia Gonzalez | 1988 | Milton Alencar Júnior (Brasile) | 5 minuti e 45 secondi

Il video è un estratto di un'intervista con l'antropologa, scrittrice, professoressa e attivista del Movimento Nero Lélia Gonzalez, condotta dal giornalista Antônio Carlos Lobo nell'ambito del progetto "Profilo Brasiliano del Pensiero Brasiliano" presso l'Università Statale di Rio de Janeiro (UERJ). Lélia Gonzalez è considerata una delle figure più importanti del movimento nero in Brasile e commenta il fenomeno dello sbiancamento, le conseguenze strutturali del colonialismo e il razzismo implicito nelle strutture linguistiche e culturali dell'America Latina.

  • Un uomo che cammina | 2011-2014 | Enrique Ramirez (Cile) | 21 minuti e 35 secondi

Girato in Uyuni, in Bolivia, il film ritrae il il più grande deserto di sale del mondo, situato in una regione montuosa a oltre 3.600 metri sopra il livello del mare. Il lavoro di Ramírez è profondamente legato alla perdita di identità regionale, e il costume anacronistico del suo “sciamano dei tempi moderni” nella ricerca film riconciliare le lacune storiche e culturali tra le tradizioni tribali di un tempo e di un luogo specifico ed eccessivamente omogeneo presente portato dal capitalismo avanzato. Il suo maschera cerimoniale, festosa e allo stesso tempo minaccioso, funziona come un reliquiario di resistenza coloniale: fatta dai minatori nativi di carbone per respingere gli invasori spagnoli, il la maschera segnala una necessità - entrambi passato e presente — di preservare i rituali trasmesso dalle generazioni future e da genealogie culturali.

  • Radiola della Promessa | 2025 | Gê Viana (Brasile)| 12 minuti 54 secondi

Celebrando il ricco patrimonio culturale del Maranhão e le sue pratiche di resistenza e memoria, il video esplora l'intersezione tra fede spirituale e musica reggae, rivelando come queste forze culturali si intreccino, resistano e si trasformino nel tempo. In omaggio alle comunità che, attraverso la musica e la devozione, mantengono viva la fiamma degli antenati e la continuità delle loro credenze, l'opera riflette sul presente e sul futuro di queste tradizioni. Combinando musica, storia e spiritualità, Radiola de Promessa cerca di aprire un dialogo interculturale, evidenziando i molteplici modi in cui celebrazioni e tradizioni possono essere condivise, preservate e trasformate per le generazioni future.

Informazioni sul Festival Pina Praça: Accenti latini

La proposta per la seconda edizione del festival è una riflessione su ciò che è comune e ciò che è unico nelle espressioni culturali e nelle identità di questo vasto territorio.

Basata su due assi curatoriali che organizzano le due giornate del festival, la curatela di Pina invita il pubblico ad approfondire le dinamiche culturali e politiche che permeano i transiti e gli spostamenti dell'America Latina: 

  1. Migrazioni, confini, transiti e storie, che propone una lettura poetica e politica dei movimenti che costituiscono i popoli latinoamericani – siano essi spostamenti forzati, attraversamenti volontari o intrecci simbolici di culture e lingue. Le opere mettono in tensione i confini fisici e soggettivi, rivelando identità multiple in costante reinvenzione. 
  2. Autoinvenzione, appartenenza, celebrazione e memoria, che mette in luce i corpi come territori vivi in ​​cui si inscrivono ascendenze, affetti e strategie di sopravvivenza. Attraverso l'arte emergono pratiche collettive di affermazione e incanto, trasformando la memoria in uno strumento politico e la celebrazione in un gesto di resistenza e creazione di mondi comuni.

Più che un evento, il Pina Praça Festival 2025, Latinitudini,  è un invito alla coesistenza, all'ascolto e alla celebrazione della molteplicità. Uno spazio per riconoscere che le identità che ci plasmano – come individui, come collettività, come continente – non sono confinate in categorie fisse, ma nascono dal transito, dalla mescolanza e dall'immaginario condiviso. 

Servizio

Ingresso libero
Data: Luglio 26 e 27
Tempo: Dalle 11:19 alle 15:30 (il Cine Praça inizia alle XNUMX:XNUMX)
Località: Pina Edificio contemporaneo
Indirizzo: Avenida Tiradentes, 273, Luz, San Paolo — SP.



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