La Pinacoteca dello Stato di San Paolo presenta la mostra Gerhard Richter: Synopsis. La mostra comprende 27 dipinti, scelti dall'artista stesso, che costituiscono una retrospettiva di tutte le fasi della sua produzione, dalle opere fotografiche-pittoriche degli anni '1960 ai quadri astratti degli anni '1980 e '1990. attività, considerata uno dei responsabili del salvataggio della pittura alla fine del XX secolo, quando molti la consideravano perduta.
L'arte di Gerhard Richter non segue un'intenzione, un sistema, uno stile o un messaggio. Ciò che la governa è un'etica artistica della pratica quotidiana, riferita solo alle condizioni da essa rappresentate. Richter utilizza vari motivi, stili e citazioni dalla storia dell'arte, tuttavia, il suo unico e grande soggetto, in definitiva, è la pittura. I suoi pezzi a volte sono puri, su tela, a volte mescolati con fotografie e ritagli di giornale. In alcuni casi, come nelle opere presenti in questa mostra, riproduce prima la fotografia in pittura, per poi tornare al modello originale, fotografando la sua opera, senza perdere le caratteristiche dell'opera realizzata a mano.
La resistenza di Richter a fissarsi su uno stile, un tema o un contenuto deriva dalla sua stessa biografia. Con il suo trasferimento da Dresda, nell'ex Repubblica Democratica Tedesca (RDT) a Düsseldorf, nell'allora Germania Ovest, nel 1961, non solo cambiò il suo ambiente sociale e politico, ma entrò anche in un'altra sfera artistica. È in questa fase che Richter scambia la tradizione di una pittura del realismo socialista della RDT, per un confronto con la tarda pittura informale e l'esordiente PopArt.
Da questo cambiamento radicale rimangono, per sempre, grandi dubbi sulle certezze e sugli obblighi nelle arti. “Non sono un seguace di sistemi, tendenze o intenzioni. Non ho un programma, uno stile, un motivo particolare”, avvertiva l'artista nel 1966. Gerhard Richter intende la pittura come un atto; una ricerca della realtà attuale: “Quella che vedevo come la mia più grande debolezza, cioè l'incapacità di creare un'immagine, non è infatti un'incapacità, ma una ricerca istintiva di una verità più moderna, che stiamo già sperimentando”.
Pittura X Fotografia
Come mezzo di confronto con la pittura, Gerhard Richter utilizza la fotografia, sua eterna rivale, nella rappresentazione della realtà e, nel 1962, per la prima volta utilizza un'immagine per creare un quadro. Da allora, raccoglie sistematicamente fotografie che fungono da matrice per i suoi dipinti. In questo modo ha creato una raccolta di immagini pubbliche e private, dal 1945 ai giorni nostri, comprendente fotografie di giornali e autorialità sua, e scatti spontanei di fotoamatori. Questa raccolta è stata pubblicata con il titolo di “Atlante” nel 1971 ed è stata esposta pubblicamente, in modo inedito, quello stesso anno.
È da questa collezione che Gerhard Richter sceglie le fotografie che serviranno da motivo, ingrandendole o utilizzandole, in ritagli, nei suoi dipinti. Riducendo i colori a sfumature della scala dei grigi nella trasposizione della fotografia al dipinto, quest'ultimo risulta ridotto e persino irriconoscibile. Con questo, l'artista separa il dipinto dall'oggetto, che, a sua volta, sfuma nel grigio, caratteristico dei "quadri grigi" creati alla fine degli anni 1960. Per Richter, questo colore ha sempre rappresentato l'indifferente e il nulla. Successivamente torna a lavorare con i colori e trova una nuova strada in una complessa pittura stratificata, tipica delle sue opere astratte degli anni '1980.